sabato 29 agosto 2015

Superare i pregiudizi attraverso la lettura

Nel corso di questa estate, il flusso migratorio di popoli provenienti da paesi in guerra o comunque da paesi funestati dalla povertà, sembra raggiungere rispetto al passato dimensioni da record sotto diversi profili: 1) il numero di persone che si spostano è sempre maggiore; 2) i mezzi di spostamento impiegati, prima interessava prevalentemente barconi di fortuna, oggi coinvolge anche mezzi su gomma e persino persone che si spostano a piedi o a nuoto o su semplici canotti; 3) i paesi di immigrazione coinvolti (non più solo l'Italia per raggiungere il nord Europa, ma anche la Grecia e altri paesi confinanti con l'Est come la Romania e la Bulgaria); infine, 4) il numero di persone che nel viaggio della disperazione trovano la loro tragica fine sembra essere senza fine.
Donne, bambini e uomini, senza volto e senza nome, morti nel tentativo di trovare una nuova vita.
La trappola letale è spesso la stiva di improbabili imbarcazioni, bloccata da trafficanti senza scrupoli che fanno sedere altri migranti sull'unica botola di accesso. Le tariffe di viaggio sono imposte prevedendo anche diverse posizioni nelle barche: chi paga meno, occupa i posti più pericolosi. Nella stiva, inoltre, i fumi del motore facilmente soffocano le decine e decine di persone ammassate come sardine.
I container di articolati, costruiti per trasportare merci, sono facilmente luogo idoneo per morire asfissiati o bruciati dalle alte temperature: senza prese d'aria o dispositivi di raffreddamento, talei ambienti sigillati dall'esterno e senza alcuna possibilità di aprirli dall'interno, sotto al sole estivo si trasformano in forni di essere viventi.
Il fenomeno migratorio sta raggiungendo dati così ingenti, che persino i paesi fino ad oggi apparentemente (ed egoisticamente) distratti o ciechi o sordi, iniziano a invocare nuove politiche internazionali: la Germania, con la cancelliera Angela Merkel in primo luogo, sembra svegliarsi solo in occasione del summit tra i leader dei paesi balcanici e i rappresentanti dell'Unione Europea iniziato a Vienna il 26 agosto 2015, dopo che nelle autostrade austriache sia stato rinvenuto un camion pieno di circa 50 morti: il camion sostava abbandonato in una piazzola di emergenza probabilmente da due giorni interi ed è stato ritrovato pieno di corpi di migranti già in via di putrefazione.
A fronte delle dichiarazioni di Angela Merkel, verrebbe da dire “meglio tardi, che mai”, tanto più che altri primi ministri le hanno fatto eco con annunci simili. Ribadisco: “meglio tardi che mai!"
Un'immigrazione dal nuovo volto, destinata a cambiare il volto dell'intera Europa.
Guardando la misera fine delle migliaia di persone che trovano la morte nel loro gesto migratorio, non posso fare a meno di pensare che sembra non ci sia limite alla brutalità esercitata dall'uomo contro i suoi simili.
Con tristezza possiamo constatare che le infinte storie di violenza subita dai deboli per mano dei più forti nel corso dell'intera storia dell'umanità continua a non insegnare proprio niente.
Eppure, io credo che la politica (che pure è uno strumento necessario a produrre una risposta al fenomeno) abbia effetti più efficaci se sostenuta da un rinnovamento della cultura europea, la cui priorità sia non più di trovare punti di condivisione in una identità di popolo (per la verità già molto debole e precaria …. non ci sentiamo europeri, ma francesi, tedeschi e italiani), ma di aprirsi a nuovie identità, che mai fermeranno i loro spostatmenti, perchè è nella natura dell'uomo lasciare regioni svantaggiate, per raggiungere aree più fortunate e rigogliose.
E forse il concetto di confine andrebbe rivisitato, seppure nell'ovvia necessità di tutelare le persone, ma non più solo alcune di esse. Il nuovo obiettivo potrebbe essere lo studio di equilibri sociopolitici più rispettosi per tutti.
La cultura è, ne sono convinto, uno strumento di cambiamento, specie se il cambiamento vuole andare nella direzione di un miglioramento della condizione di vita dell'Uomo sul pianeta Terra.
Nessuno di noi può e deve sentirsi escluso da tale obiettivo. Tutti siamo parte attiva nella costruzione dell'aria sociale e culturale che respiriamo: ignorare, significa contribuire a creare una cultura povera di idee e, pertanto, meno adatta al confronto.
Per assumere una visione del mondo solidale, credo si debba contribuire a diffondere idee e concetti idonei al dialogo.
In tutto questo, mi sono chiesto quale potrebbe essere il mio contributo: così ho pensato di proporre alcuni titoli, che possano aiutare il lettore a spostare la propria percezione del mondo da una posizione egocentrica ad una visione alternativa, più complessa e più attenta all'Altro, ovvero a colui il quale solo apparentemente è diverso da me, ma in realtà altro non è che una persona come me.


"Resurrezione" (1899) di Tolstoj. Un viaggio per istituti penitenziari russi. Il tentativo di riparare a un gesto compromettente, porta il protagonista a seguire la propria amata lungo l'intera esperienza detentiva ingiustamente inferta da un sistema di giustizia iniquo e insensibile. La storia d'amore e i mille racconti di vita si intrecciano in un lungo e intenso romanzo, le cui pagine grondano di dolore e lasciano poco spazio alla speranza. L'unica via di uscita è intraprendere la strada della spiritualità e della testimonianza: solo se ciascuno di noi si impegna ad assumersi la responsabilità morale dei comportamenti personali, possiamo sperare in un miglioramento della società.

“Diario dal carcere” (1946) di Luise Rinser. La testimonianza di una detenuta politica in epoca nazifascita: tedesca detenuta nelle carceri governative per avere idee contrarie a Hitle, le pagine redatte in segreto in ambiente inframurario trasudano il suo orgoglio a tener fede alle proprie idee contro ogni forma di discriminazione raziale.

"Se questo è un uomo" (1947) di Primo Levi. L'esperienza del celebre autore in campo di concentramento come vittima della repressione razziale perpetrata dal regime nazista contro gli ebrei solleva interrogativi fondamentali sulla dignità umana.

“Il signore delle mosche” (1954) di William Golding. Un romanzo che solleva interrogativi molto seri sulla natura dell'uomo. L'autore lascia credere che la guerra sia un istinto naturale che prende il sopravvento ogni qualvolta sia lasciato covare indisturbato.

“Il re della pioggia” di Saul Bellow (1958). Un ex militare americano, annoiato dal benessere e dalle frivolezze del suo stile di vita, effettua in viaggio, scoprendo nuovi costumi, ciascuno con le sue sue profonde saggezze e malvagità. Un vero e proprio bagno nell'alterità, che aiuterà il protagonista a rivoluzionare l'ordine di priorità ai propri valori morali.

“Il giardino dei Finzi-Contini” (1962) di Giorgio Bassani. Le persecuzioni raziali in epoca nazi-fascista non potevano censurare le emozioni profonde della vittime, che continuavano nonostante tutto ad amare, tradire, allacciare amicizie e svilupare gelosie. L'uomo è duro a morire.

“Le opinioni di un clown” (1963) di Heinrich Boll. L'esperienza di un clown che non riesce o non vuole uniformarsi all'omologazione di un popolo fin troppo aderente a schemi morali rigidi e indissolubili. Il suo disagio à lo specchio della malattia sociale che lo circonda.

“Elogio dell'imperfezione” (1987) di Rita Levi Montalcini. Si tratta dell'autobiografia del celebre premio Nobel. Attraverso la ricerca scientifica, l'autrice riesce a dimostrare che nella ricchezza della natura c'è la forza della vita.

“Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” di Luis Sepulveda (1989). Civiltà e culture a confronto, dove il sneso della vita si insinua nello sforzo di cogliere le conoscenze derivanti da popoli che vivono in ambienti estremi, a contatto con la natura più selvaggia e incontaminata che si possa immaginare.

“La solitudine del cittadino globale” (1999) di Zygmunt Bauman. Il noto sociologo offre un'approfondita analisi degli effetti di una globalizzazione sulla qualità della vita postmoderna, laddove la perdita delle tradizioni implica sconforto e sentimenti di paura e incertezza. L'autore auspica lo sviluppo di una società più solidale e meno egocentrica.

“Qualcuno con cui correre” (2001) di David Grossmann. L'avventura di un ragazzo che correndo alla rincorsa di un cane, scopre le mille sfaccettature della società in cui vive. Rumori, odori e suoni mediorientali paiono scorgersi nel corso della lettura che offre un vero e proprio panorama mediorientale.

“Il cacciatore di aquiloni” (2004) di Kahaled Hosseini. Un romanzo intenso ed emozionante, il cui percorso porta il lettore a gettare il cuore oltre la staccionata. Il senso di appartenenza è ben più forte del rifiuto quando si è amati incondizionatamente dalla persona che ritenevamo inferiore anche solo per un malcostume.

“Giocando a calcio a Kabul” (2009) di Awista Ayub. La storia autobiografica dell'autrice, figlia di genitori afghani, cresciuta in America. Dalle pagine del libro ne esce un confronto tra civiltà tanto intenso quanto struggente: un ottimo viatico per distruggere tanti e tanti pregiudizi in nome dello sport.

“Nel mare ci sono i coccodrilli” (2010) di Fabio Geda. Si tratta della storia di un minore non accompagnato che valica il confine italiano e cresce assistito da una comunità di accoglienza. Le mille peripezie trascorse nel lunghissimo e pericolossissimo viaggio, sono ripagate dalla prospettiva di un nuovo futuro. Racconto molto emozionante.

“Magazzino 18” (2014) di Simone Cristicchi. La messa in scena dei profughi del Fiuli Venezia Giulia, italiani scappati dalla repressione di Tito, macerati per tutta la vita dal sentimento di nostalgia delle proprie case abbandonate.



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